Cancellata la causa Gifford vs U.S.G.B.C. dal ruolo della corte statunitense

Ad alcuni mesi dall’inizio della vertenza, il procedimento avviato da Henry Gifford nei confronti dell’USGBC, di cui abbiamo dato ampia sintesi nei post del 13 ottobre e del 21 ottobre 2010, sembra aver preso una svolta decisiva.

Uno dei motivi principali posti dal Giudice a fondamento della propria tesi è quello della carenza di interesse ad agire. In breve, e senza entrare troppo nel dettaglio, nel corso del procedimento è stato dimostrato che Gifford: (a) non è un LEED AP; (b) ha profusamente e liberamente contestato il sistema LEED tramite le proprie pubblicazioni; e (c) non possiede alcun immobile certificato LEED. Gifford, dunque, non ha patito nessun danno e, pertanto, il Giudice ritiene Gifford non legittimato ad agire nei confronti dell’USGBC.

Inoltre, nello smentire la tesi di Gifford, secondo cui lo USGBC ha posto in essere un atto di concorrenza sleale, il Giudice riconosce che, pur richiedendo l’intervento di professionisti e tecnici specializzati (nella progettazione e realizzazione di impianti elettrici, meccanici, idrici, etc.), al fine di garantire i più alti standard qualitativi, il protocollo LEED non impone che questi debbano necessariamente essere accreditati GBC.

Infine, il Giudice Sands non ha accolto, in quanto non sufficientemente provata, l’argomentazione sostenuta da Gifford secondo cui i consumatori avrebbero adottato il sistema di certificazione LEED, piuttosto che rivolgersi ad altri professionisti del settore (ivi incluso lo stesso Gifford), sulla base di false dichiarazioni dello USGBC.

La sentenza non è ancora passata in giudicato, e pertanto potrà essere impugnata dall’attore. In ogni caso, si tratta di una pronuncia di estremo rilievo per il futuro del sistema di certificazione LEED.

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