Come anticipato, uno dei temi più scottanti del momento, con riferimento alle implicazioni giuridiche che emergono dall’applicazione dello standard LEED, è il già menzionato rischio di “decertification”. E che il rischio di cui si parla non sia soltanto un’ipotesi scolastica, lo dimostra il caso concreto su cui soffermeremo oggi la nostra attenzione. Caso quest’ultimo che, probabilmente, verrà a lungo ricordato come il primo esempio di ricorso avverso una certificazione già rilasciata.
Nel dicembre 2008 un gruppo di residenti (due ingegneri e cinque abitanti) della cittadina di Eagle River nel Wisconsin (U.S.A.), depositavano un ricorso di ben 125 pagine (disponibile cliccando qui), il cui scopo era quello di impugnare la certificazione LEED Gold concessa nel 2007 alla scuola Northland Pines High School da parte dell’U.S.G.B.C., sulla base del protocollo “LEED for New Construction Version 2.1”.
Secondo la tesi sostenuta dai ricorrenti, il progetto della scuola non rispettava alcuni prerequisiti della sezione Energia e Atmosfera e della sezione Qualità Ambientale Interna. Nello specifico, il ricorso contestava i seguenti vizi:
- mancato rispetto del prerequisito EA1 “Fundamental Building Systems Commissioning” (l’attività di commissioning verrà presto esaminata con uno specifico post ad essa dedicato). Questa fase è molto importante e serve a verificare che i sistemi energetici dell’edificio siano installati, tarati e funzionino in accordo con le richieste del committente, i documenti di progetto e i documenti di appalto;
- mancato rispetto del prerequisito EA2 “Minimum Energy Performance”. Lo scopo di questo prerequisito è quello di stabilire un livello minimo di efficienza energetica per gli edifici e gli impianti proposti, al fine di ridurre gli impatti economici ed ambientali derivanti da consumi eccessivi d’energia;
- mancato rispetto del prerequisito EQ1 “Minimum IAQ Performance”. Il rispetto del prerequisito relativo alle prestazioni minime per la qualità dell’aria serve a determinare i minimi prestazionali per la qualità dell’aria interna all’edificio, in modo da tutelare la salute degli occupanti, migliorare la qualità dello spazio abitato e contribuire al raggiungimento delle condizioni di comfort degli occupanti stessi.
La decisione dell’U.S.G.B.C. (disponibile cliccando qui), depositata il 28 aprile 2010 (da notare che i futuri ricorsi verranno deferiti alla competenza del G.B.C.I.) era il risultato di un intenso lavoro di verifica svolto da due esperti consulenti, incaricati per l’occasione dallo stesso U.S.G.B.C. La pronuncia disponeva che: «in seguito ad un’ esaustiva indagine condotta dai consulenti incaricati, l’U.S.G.B.C. non ha ragioni per ritenere che il progetto abbia mancato di rispettare alcuno dei prerequisiti stabiliti. Pertanto, l’U.S.G.B.C. non procederà con la revoca della certificazione o di alcun prerequisito. La Northland Pines High School manterrà i 40 punti ricevuti dal progetto».
L’U.S.G.B.C., dunque, dopo un attento esame, decideva di rigettare il primo ricorso presentato avverso l’ottenimento di una certificazione.
La scorsa settimana, i ricorrenti, non soddisfatti dalla pronuncia, inoltravano all’allora ente certificatore un’ulteriore replica (disponibile cliccando qui) contestando la perdita di credibilità da parte dell’U.S.G.B.C.
Uno dei problemi principali che emerge dalla fattispecie oggetto del post odierno è la carenza di uno specifico interesse ad agire tra i presupposti per azionare la procedura di revoca. Tale lacuna comporta, a nostro avviso, due importanti conseguenze. Sottrae un efficace filtro in grado di ridurre le azioni ed i ricorsi presentati con finalità meramente pretestuose e, conseguentemente, aumenta irragionevolmente il rischio che le certificazioni possano essere revocate.
Riteniamo che i ricorsi giustificati e sorretti da un concreto interesse a far emergere vizi di progettazione o di costruzione debbano essere incoraggiati, se si vuole garantire la serietà del sistema Green Building. Sarebbe, tuttavia, auspicabile introdurre un meccanismo procedurale in grado di prevenire la proposizione di domande infondate e prive di un concreto interesse. Una riforma del protocollo LEED si potrebbe rendere dunque necessaria laddove un incremento ingiustificato di richieste di revoca avrebbe quale effetto quello di far divenire più macchinoso e lento l’intero procedimento, di aumentare esponenzialmente i costi di certificazione ed infine, naturalmente, quello di scoraggiare la richiesta di certificazioni LEED.

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